L’Isola che non c’è può diventare, a scuola, l’isola dell’Educazione Fisica: uno spazio in cui ogni allievo può entrare attraverso il gioco, il movimento, la sfida e la scoperta.
La scelta di questa asserzione vuole fare riferimento al fantastico mondo dell’Isola che non c’è, inventato da James Matthew Barrie nel 1904, dove solo i bambini potevano accedervi grazie alla loro immaginazione.
L’Educazione Fisica nella scuola potrebbe rappresentare proprio quell’isola felice in quanto, grazie alle sue caratteristiche peculiari — giochi, movimento, sfide, competizioni — è una materia alla portata di ogni allievo.
Purtroppo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (nelle scuole primarie non era neanche presente, nel contesto a cui si riferisce questo testo) si trovano spesso i due estremi della materia: o si punta solo sull’aspetto ricreativo oppure solo su quello sportivo.
I due aspetti, isolati, non risolvono tutta l’Educazione Fisica. Per ottenere un trittico omogeneo di corpo, movimento e sport, i vari assi devono essere opportunamente integrati e programmati.
In questo modo diventa un insegnamento operativo-pratico che si fonda su interrelazioni con gli aspetti psicosociali, coinvolgendo tutta la persona: una vera Educazione Fisica olistica.
Corpo, movimento e sport non sono dimensioni separate: insieme contribuiscono alla formazione integrale della persona.
L’Educazione Fisica così opportunamente impostata può migliorare tutti gli apprendimenti scolastici e soprattutto la socializzazione, in quanto lavora sull’avere e sull’essere corpo.
Si può benissimo concludere citando il motto dell’Associazione Europea di Educazione Fisica:
“Nessuna Educazione senza Educazione fisica.”
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Un abbraccio,
Rosalba Cavarretta
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